17 Giugno 2026

Premio Kinomata 2025

PREMIO KINOMATA 2025

Sassari, 3 giugno 2026

Giunto alla sua sesta edizione il Premio Kinomata, nato dalla collaborazione fra il network FAScinA-Forum delle Studiose di Cinema e Audiovisivi e la CUC-Consulta Universitaria del Cinema, è stato assegnato lo scorso 3 giugno, nella vivace cornice della Annual Conference di AAIS-American Association for Italian Studies, ospitata presso l’Università di Sassari. La Cerimonia di premiazione è stata coordinata da Lucia Cardone in rappresentanza del Comitato Scientifico del Premio Kinomata, di cui fanno parte assieme a lei Giulia Carluccio, Mariagrazia Fanchi, Sandra Lischi, Stefania Parigi, Stefania Rimini e Rosamaria Salvatore.

La Giuria, composta da Ryan Calabretta-Sajder, Ilaria De Pascalis, Francesco Di Chiara, Giulia Lavarone, Jaqueline Reich, Deborah Toschi e Anita Trivelli, ha lavorato con grande cura e rigore, grazie anche alla collaborazione tecnica della Segreteria della CUC, nella persona di Anna Sfardini.

Nella sezione «saggi e contributi scientifici» ha vinto Carla Mereu Keating con l’articolo Working in the dream factory: gendering womens film labour under Fascism, «Modern Italy», 2024;29(2):130-149. doi:10.1017/mit.2024.3 (https://www.cambridge.org/core/journals/modern-italy/article/working-in-the-dream-factory-gendering-womens-film-labour-under-fascism/1F63A94D9C22D2FBEF60D0ED8D39894B).

Jackie Reich, animatrice della Cerimonia di premiazione oltre che della Conference, ha dato voce al lavoro della Giuria, leggendo la seguente motivazione:

Il saggio di Carla Mereu Keating rappresenta un tentativo coraggioso di affrontare con uno sguardo d’insieme il lavoro delle donne nell’industria cinematografica italiana durante il fascismo, coniugando approcci quantitativi e affondi qualitativi (degna di nota, in tal senso, l’indagine sulla figura di Maria Teresa Ricci Bartoloni). Presenta con trasparenza e con rigore metodologico le sfide e i limiti della ricerca, avanzando ipotesi interpretative ed elaborando risposte creative alla mancanza di fonti attraverso l’impiego di strumenti diversificati. Integra l’utilizzo di risorse meno convenzionali, quali i censimenti demografici e industriali, allo scrutinio sistematico dei titoli di coda di un vasto corpus filmografico, incrociati con informazioni reperite attraverso la consultazione della stampa specializzata e di documentazione d’archivio. Con onestà intellettuale, esprime la consapevolezza di offrire un (valido) tassello in un percorso di ricerca fatto di domande prima ancora che di risposte, testimoniando le lacune e le difficoltà metodologiche – ma anche gli slanci euristici e la creatività – con cui ci si confronta nello scrivere la storia delle donne.

Per le «Monografie» ad aggiudicarsi il Premio Kinomata è stata Maria Elena D’Amelio, con il volume La Diva Madre. Saggi su maternità e divismo nel cinema italiano (Meltemi 2024). La Giuria ha motivato così la sua scelta:

Il volume di Maria Elena D’Amelio propone una importante ed interessante convergenza fra gli studi storiografici di cinema e quelli sul divismo, affrontata dal punto di vista di una ricerca esplicitamente femminista sulla maternità, e mostra un acuto sguardo interpretativo dei materiali analizzati. L’articolazione del volume permette di confrontarsi con alcuni snodi fondamentali dell’immaginario italiano del secondo dopoguerra, andando ad esplorare un passaggio troppo facilmente letto in passato secondo meccanismi stereotipici, e guardando ad alcune delle principali figure divistiche del periodo invece attraverso una lente specifica, che permette anche di interrogarsi in modo originale sul loro posizionamento rispetto alle trasformazioni culturali e al pensiero egemonico del periodo. Inoltre, il grande rigore metodologico e l’originalità interpretativa tracciano una strada che permette di riflettere in modo più ampio sul ruolo delle prospettive femministe e in generale delle posture dello sguardo rispetto agli studi di cinema più attuali, ragionando sulla posizione della studiosa oltre che sui risultati della ricerca.